Analisi Critica a cura di Berenice Di Matto

Affronta alcune caratteristiche del complesso emisfero femminile Antonio Menichella nella sua personale intitolata “Lips”.

La donna “perché in tutti i campi dell’arte ha sempre occupato un ruolo di primaria importanza” – come dice lo stesso Menichella – “Warhol ha detto di aver dipinto la “Marilyn” perché gli piacevano le cose belle… e la Monroe era il simbolo della bellezza del suo tempo. Kerouac, invece, in un passaggio di “On The Road” ha scritto: “per un certo periodo mi innamoravo di tutte le donne che incontravo”. Come molti artisti prima e dopo di lui Antonio ha subito il fascino della figura femminile e su di essa ha concentrato per un periodo la sua ricerca artistica, le sue riflessioni, la sua ispirazione per giungere a realizzare le opere che fanno parte di una serie, di un discorso articolato ma tenuto in ordine da alcuni accorgimenti, un lavoro che scandaglia diversi aspetti dell’animo femminile, facendo diventare i suoi soggetti emblemi universali.

Nei suoi acrilici su tela, servendosi di una palette cromatica ridotta all’essenziale Menichella fa esplodere tutto l’universo femminile, come lui lo conosce, come lui lo vede. Il basic biano&nero, grazie al forte contrasto crea una vibrazione ottica che dona dinamismo alle figure creando soggetti ben lontani dall’essere statici o bloccati, bensì ripresi in uno stato d’animo in evoluzione. Accanto al binomio cromatico, che strizza l’occhio al cinema ma anche al fumetto, Antonio pone un rosso acceso, un rosso usato con cognizione solo in alcuni dettagli specifici del quadro, un rosso che è simbolo della passione e della sensualità spesso collegate alla figura della donna, soprattutto la donna dei media, quella sempre sensuale e accattivante, mangiatrice di uomini, sempre perfetta. Ma accanto a questa Antonio mostra anche una donna “normale” che si arrabbia, che sorride complice o curiosa ad una persona che le sta a cuore, una donna più dolce, concreta, reale.

Elimina la profondità , il volume, l’illusione della tridimensionalità grafica in favore di una profondità concettuale, poetica: è l’indagine psicologica ad andare a fondo, è lo stato d’animo, l’interiorità ad essere portata in superficie e tradotta nella schematica bidimensionalità della tela quasi a volerla chiarire, catalogare, per renderla riconoscibile, universale. Bidimensionalità e superficie flat fanno quindi da terreno di gioco per questi sentimenti che prendono forma nei ritratti di Menichella, dei ritratti che perdono il legame con la persona vera per diventare in un certo senso emblemi dello stato d’animo che simboleggiano, simboli universali di sentimenti, di atteggiamenti spersonalizzati attraverso il filtraggio operato con l’uso del pc.

Nello sfondo Menichella rafforza il messaggio già espresso dal soggetto per cui troviamo un vortice che enfatizza lo stordimento provocato da questa femme fatale in “Seduzione”, un punto esclamativo che rafforza la posizione della protagonista di “Grido”, linee che ricordano gli ideogrammi in “L’Oriente”, solo per fare qualche esempio. Ma non dimentica nemmeno la bellezza tradizionale Antonio, ed ecco la rivisitazione della “Venere” di Botticelli, una trasposizione filologica se vogliamo del concetto di bellezza, anche per interrogarci su quanto e come questo sia cambiato: l’ideale di bellezza del Rinascimento accanto alle donne di oggi, ideali e non.

Il cinema ha sicuramente influito nella grafica delle opere, come già dicevamo per il bianco&nero, ma anche per le atmosfere che richiamano certi film pulp. Segno e cromia guardano al fumetto, in maniera evidente nell’assenza di passaggi chiaroscurali e nell’accostamento e alternanza di campiture omogenee bianche e nere per creare i “volumi” senza servirsi del grigio.

Prende in prestito alcuni elementi da altri settori comunicativi – come cinema, fumetto ma anche pubblicità – per creare dei lavori in cui la comunicazione è immediata, addirittura inconscia, fatta di immagini che continuamente ci vengono proposte tanto che ormai sappiamo già cosa attribuire a un determinato volto, ad un preciso sguardo, ad un certo sorriso; tutto è semplificato per giungere diretto dall’occhio alla mente, e perché no al cuore, dello spettatore ma per avere l’occasione, stavolta, di andare più a fondo di come facciamo quando guardiamo la pubblicità, per avere la chance di chiederci di più su quel soggetto, interrogarci sul “dentro” di quella persona, per poter rallentare un po’ e goderci i segni esteriori dei movimenti dell’animo.

Berenice Di Matto

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